MEDIOEVO DI MARATEA

I PIRATI SARACENI

STORIA MARATEA


Dopo aver seguito le sorti dell’Impero Romano d’Occidente ed essere stata annessa all’Impero Bizantino, le popolazioni della città costiere dell’Italia meridionale furono costretti nel Medioevo ad abbandonare le loro antiche dimore, minacciate dalle incursioni barbare e dai pirati Saraceni, in favore delle vette dei monti, luoghi meno ospitali ma molto più difendibili. 
In epoca altomedioevale la popolazione presente sul territorio marateota si rifugiò sulla cima del monte S. Biagio, dove fu fondata la cittadina che prese il nome di «Marathia», parola greco-bizantina che indica un luogo abbondantemente interessato dalla presenza del finocchietto selvatico. 
La cittadina, protetta naturalmente dagli speroni rocciosi della montagna, fu ulteriormente fortificata con l’erezione di mura e torri, di cui oggi si osservano pochi ruderi. 

Due le porte per accedere alla cittadina: Porta S. Maria, posta sul versante meridionale, e Porta dei Carpini, sul versante opposto.


GROTTA BASILIANI MARATEA
GROTTA BASILIANI DI MARATEA

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IL CRISTIANESIMO

La popolazione abbracciò presto la fede cristiana, i cui riti venivano inizialmente praticati nella grotta dell’Angelo, una cavità del monte nei pressi delle abitazioni dell’antica città. 
Vennero poi edificate le chiese di S. Basilio (nei pressi della grotta), di S. Maria (nei pressi della porta omonima) e della Madonna delle Grazie, ricavata dall’adattamento al culto cristiano dell’antico tempio di Minerva. 
Questa chiesa divenne poi il santuario del santo patrono quando, secondo un’antica leggenda tramandata nei secoli di padre in figlio, le reliquie di S. Biagio di Sebaste giunsero a Maratea trasportate da un equipaggio di cristiani armeni. 
Nel periodo paleo-cristiano Maratea fu coinvolta nel fenomeno del monachesimo italo-greco, spesso erroneamente detto“basiliano”, che spingeva i cristiani a dedicarsi, per brevi o lunghi periodi, alla vita eremitica in grotte o cenobi: risalgono a questo periodo le frequentazioni della grotta dell’Eremita (presso Acquafredda), della grotta di Zu Janco (presso Marina) e degli antichi eremi sparsi nel territorio, di cui sopravvivono alcuni esemplari. 

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I CASTELLI

Nel 1079 un documento del vescovo di Salerno Alfano, annovera nella diocesi di Policastro le cittadine di Marathia e Castrocuccu, quest’ultima da identificare non nell’attuale frazione ma nel borgo sorto intorno al maestoso castello omonimo. 

Se l’antica Castrocucco fu più volte sottoposta a un feudatario, non così fu per Maratea, che già nel 1278 risultava nell’elenco dei castelli e delle fortezze demaniali della Basilicata, e nel corso dei secoli fu ricoperta di numerosi privilegi da parte dei sovrani napoletani. 


Nel 1284 Maratea fu coinvolta nella Guerra dei Vespri, combattuta da Francesi e Spagnoli per la conquista del Regno di Napoli. 

Dopo la caduta di Policastro e Scalea nella mani dei nemici, Maratea subì violenti attacchi per molti mesi, senza però mai cedere la piazza agli invasori.


Nel 1440 Maratea fu attaccata dal conte della vicina città di Lauria, ma i nemici furono duramente sconfitti, tanto da essere costretti a ripagare i marateoti dei danni provocati. 

Nel 1495 subì un nuovo assedio, stavolta da parte dei soldati del re Carlo VIII d’Angiò, ma un miracolo di S. Biagio, che si racconta svegliò a suon di schiaffi le sentinelle addormentate, salvò dalle razzie e dal saccheggio la popolazione della città sul monte S. Biagio  


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