'500 E '600 a Maratea

CITTA' LIBERA

MARATEA SUPERIOR


La libertà e i privilegi della città furono sempre difesi dal popolo, e quando nel 1530, il conte Ettore Carafa di Policastro acquistò Maratea dal demanio regio, i cittadini riacquistarono i privilegi pagando al re, in colletta, il doppio del denaro versato dal conte. 
Gli abitanti della cittadina vivevano di pastorizia e agricoltura, che venivano praticate nella valle sottostante il monte. 

Alcuni contadini dell’antica Maratea, stanchi del continuo saliscendi sul monte, si stabilirono sui terrazzamenti settentrionali del monte S. Biagio, dando vita a una nuova cittadina, invisibile dal mare perché nascosta dalle falde della montagna. 


torre crivi maratea
Torre costiera di Acquafredda

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IL BORGO

Nel corso dei secoli la nuova Maratea, soprannominata dal popolo «il Borgo», era diventata così più grande e più popolata dell’antica, soprannominata invece «il Castello» perché fortificata, che nel corso del XVI secolo questa si elevò a rango di città. 
Le due città, che nei documenti ufficiali assunsero la denominazione di Maratea Superiore e Maratea Inferiore, avevano ognuna un proprio sindaco e degli organi collegiali indipendenti, ma continuarono a costituire una sola comunità e un solo territorio, così come ratificato dallo Statuto Municipale, documento oggi andato perduto. 

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LE TORRI

A ulteriore protezione dagli attacchi dei pirati Saraceni, tra il 1566 e il 1595 vennero costruite sei torri di guardia sulla costa: la Torre dei Crivi, Torre di Acquafredda, Torre «Apprezzami l’Asino», Torre di Santavenere, Torre di Filocaio e la Torre Caina. 
La minaccia saracena non impedì ai marateoti di intraprendere commerci marittimi, che generarono un discreto benessere economico. 

L’economia seicentesca di Maratea era infatti la più solida della Basilicata, e una delle più floride del Mezzogiorno. 


Il 21 maggio 1626 il «Borgo» di Maratea fu messo in stato d’assedio da 160 banditi, che tentarono di saccheggiare la città inferiore. 

Dopo tre ore di battaglia urbana, che causarono la morte del cittadino Diego Mari, l’assalto fu sventato dai soldati del «Castello», che misero in fuga i banditi a colpi di cannone. 
In seguito all’epidemia di peste che flagellò la Basilicata nel 1656, l’antico borgo di Maratea Superior rimase disabitato, e da allora il castello cadde in rovina. 
Sul piano religioso si moltiplicarono le chiese, e i cittadini laici solevano riunirsi in Confraternite religiose a seconda del mestiere, come quella di S. Crispino e Crispiniano (che riuniva i calzolai) e quella della Madonna del Portosalvo (i pescatori). 

Di queste confraternite sopravvive oggi solo quella dell’Addolorata. 


continua in : Settecento a Maratea



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